Un alimentatore elettrico, comunemente detto alimentatore (o stadio di alimentazione), è la parte principale di ogni strumentazione elettronica, poiché funge da generatore di energia elettrica necessaria al funzionamento. In genere è posto internamente agli apparecchi di utilizzo comune (elettrodomestici e vari altri, come TVPCHI-FI, ecc.), ma può essere anche esterno (specifico per l’apparecchio o di tipo universale). Solitamente è costituito da tre blocchi, detti di trasformazione, raddrizzamento e livellamento, per convertire (in modo elettrico o elettronico) la comune tensione di rete, fornita in modalità alternata dagli impianti civili (in Europa è, 240 V a 50 Hz), ad una o più basse tensioni continue, a volte stabilizzate (a dei valori precisi), in base alle esigenze del apparecchio che dovrà alimentare. Ad esempio, gli alimentatori per le incubatrici forniscono solitamente tensioni di 9,3 V, ±32 V, ±100 V, mentre quelli per i computer più potenti (foto a fianco) forniscono tensioni di +3,3 V, ±5 V e ±12 V, spesso stabilizzate.

Gli alimentatori in generale differiscono ampiamente in funzione della potenza elettrica gestita (voltaggio e amperaggio) e per le caratteristiche di qualità della corrente elettrica fornita, dove la complessità e il costo aumentano in base a quanto più la tensione fornita è precisa e stabile, e quanto maggiore è l’affidabilità dell’alimentazione stessa. A questo proposito (soprattutto per gli alimentatori del PC), un crescente numero di case costruttrici ha adottato la certificazione 80 Plus[1], per verificare la stabilità della tensione in uscita e la quantità di energia dissipata in calore, sotto varie condizioni di carico dell’alimentatore.

Esistono anche alimentatori detti “da banco” o da laboratorio, in cui la tensione e l’intensità di corrente in uscita sono (o possono essere) regolabili a piacere in base alle necessità, e solitamente sono protetti da cortocircuiti.

Tecnologie

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Gli alimentatori più moderni devono poter operare correttamente entro una tolleranza minima e massima di tensione in ingresso dalla rete, e molti di questi (soprattutto gli alimentatori elettronici) accettano anche entrambi gli standard adottati nel mondo: 240 V in Europa (ed altri paesi) e 120 V in America (ed altri paesi), con le frequenze d’onda della sinusoide di 50 e 60 Hz (distribuite in base ai vari paesi).

Principalmente, esistono due tipi di alimentatore elettrico, dove i primi sono i più comuni usati nei dispositivi, mentre i secondi rappresentano tecnicamente gli alimentatori da banco, usati nei laboratori di sperimentazione e riparazione:

  • statici: che producono uno o più valori precisi di tensione in uscita, più o meno stabilizzate;
  • variabili: che possono modificare i valori di tensione in uscita, tramite appositi comandi manuali.

Infine, esistono due approcci tecnologici profondamente differenti, per la realizzazione degli alimentatori: